il vero peccato, è perdere uno smarrimento

la differenza fra perdere e smarrire, a me la spiegò per bene bene Suorcristina e facevo le medie. mi piaceva Suorcristina, che piaceva a me e a molto poche altre, mi piacevano le parole, mi piaceva scrivere. perdere è definitivo e totalitario, quando hai perso non ritrovi, è un per sempre, tocca rinunciare. smarrire è non trovare per il momento, avere buoni presupposti di ritrovare, sapere di poterlo fare ma per il momento non ricordare dove o come. facile, regolamentato, esemplificativo: a questo in fondo si crede servano le parole, a chiarire. si crede, ho detto. perché poi nelle parole ci si infila dentro la vita – o è il contrario?! – il silenzio, tutti gli altri cinque sensi; l’ombra di quando vedi rosso e le parole vanno dove vogliono loro, a radere al suolo, o il blur fittissimo di quando vedi solo un paio di altri occhi, e loro, le parole, scivolano in po’ intorno languide al solo esclusivo scopo dichiarato di accarezzare guance e capelli.

dicevo, succede poi che nelle parole ci si infila la vita e tutto il resto che ho elencato, e le cose si sfumano complicandosi. ho perso tempo, occhei definitivo, ma mica come ho perso il treno, allora, che il treno anche se lo perdi poi ripassa, il tempo invece no. ho smarrito la mia strada, va bene, indefinito, ci si augura momentaneo, però se è perché ti droghi che invece prima no, danni indelebili finisci che ne hai fatti, mentre se hai preso la statale invece che la A14 per andare a Riccione, la prima ancora lì la ritroverai, ma non è che torni indietro per poi ripercorrerla allo scopo di non perderla definitivamente. ho perso il senno. sì, figurati, già il fatto che tu lo dica significa che lo hai già ritrovato, andiamo! ho perso il sonno: smarrito, anche quello, se no si muore, senza dormire, e poi c’è la chimica, che volendo aiuta, o la tranquillità da svegli, che non la si trova molto facilmente in vendita, ma tant’è, anche questa è un’altra storia.

ho perso un Amico – l’unica parola senza la A iniziale privativa, anzi – definitivo. anche se sta da qualche altra parte, anche se veglia ancora su di me, forse più di prima. questo sì, è davvero perdere. in queste ultime settimane, che siamo in estate, fa un caldo birichino, la gente è vacante in tutti i sensi e credo sia anche un bene, anche se a volte è un po’ pericoloso, se la gente non ha la patente adatta a condurre i propri pensieri nudi, ho perso e smarrito e ragionato su entrambi gli stati. in ordine davvero molto sparso e sperso, come mio costume. (non quelli della Vanda, eh, ma anche quella è un’altra storia.)

dicevo, in ordine sperso. ho perso buone occasioni per tacere, quello mi capita spesso e me ne accorgo sempre nel momento in cui sento le parole che mi escono calde e sinuose dalle corde vocali, ondeggiano nell’aria e arrivano alle mie stesse orecchie con l’assoluta incredulità di chi ha coscienza che non avrebbe dovuto dirle. oppure me ne accorgo semplicemente perché ho davanti Fil che mi detesta quando lo faccio, mi becca sempre e cerca disperatamente di proteggermi dalla conseguenza che sta baldanzosamente ed inesorabilmente per asfaltarmi.

ho perso invece la possibilità di smontare, mandandola a quel paese, l’arrogante aggressione di una Persona Cattiva, ma l’ho poi fatto in seguito, quando mi è passata la primissima, pur lancinante, fitta di dolore da inaspettata violenza subita. più che perdere qui direi che ho vinto, almeno la consapevolezza di dover schivare un essere umano così poco affine.

ho smarrito i miei pensieri, che hanno, in diversi momenti, seguito strade che avevo loro ordinato di non prendere in nessun caso, e invece. quelli lì se ne sono andati per la loro, son chissà dove che dove in realtà io lo so, per cui, più che smarriti mi sembran persi, mentre né smarrita né persa, comunque, mi sento io.

ho smarrito lo scrivere, che sto in effetti ritrovando; mi sembra proprio di aver perso il cantare, che non mi viene mica più nemmeno alcoolico. mi sono invece persa in un mio film, che tu mi vedi e dici smarrita, ma io lo so, che dalle mie sceneggiature molto private, non si esce mai da prigionieri.

ho perso un paio di lunedì, e persino di martedì, e meno male: ne sono uscite settimane con l’aria molto più da giovani però senza truccarsi, eran carine da matti. ho perso tono muscolare, ma non ho perso peso. quello, mi auguro di smarrirlo presto, inesorabilmente, però.

ho perso le mie primissime hawaianas nere, quelle con il cordino anche dietro, tipo sandaletto, numero trentanove che mi tocca prendere un numero in più causa spiattellamento piedino. ho detto smarrito per due settimane, mentre qui dichiaro, ufficialmente, la di loro perdita definitiva. ancora nell’elenco smarrimenti, la parigina di seta color crema della perla, il vestitino blu copricostume della Vanda.

staremo a vedere: l’aria si è già un po’ rinfrescata, agosto è un mese malmostoso che troppo somiglia alla domenica, per i miei, gusti, ma la vacanza non è certo ancora finita.

ho perso un’inibizione, non mi serviva più e mi sento liberata; ho perso una piccola ossessione, di questo son contenta e me ne sto già cercando una nuova, che le piccole ossessioni a me mi piacciono come gli ornamenti sull’albero di natale (che senza sarebbe solo un albero, no?!).

ho smarrito una trama, che però ce l’ho ancora in testa e, contando sul sovraffollamento, so che prima o poi mi torna fuori. quello che so del perdere e dello smarrire, è di certo che amo di più il secondo del primo, così sulla fiducia, e anche perché non mi allontano volentieri dalle cose, dalle persone, dalle situazioni.  e poi perché perdere – diciamolo! – sa davvero di fallimento, anche quando è per un buon motivo, mentre smarrire sa di speranza e la speranza, come diceva Uno, è sempre molto più antica e molto più moderna della disperazione.

c’è una cosa, della quale sono invece intimamente e graniticamente certa, ossia che la vera follia, il vero peccato, anzi il vero auto peccato, sia perdersi uno smarrimento. c’è molta vita anche quando ce n’è poca; poco va buttato via e poco dovrebbe andare perduto, potendo. lo smarrimento da sé, quell’afflato che per un attimo lunghissimo ti sospende – vacanza o non vacanza che sia – e che ti fa confondere su quale parte del tuo corpo vada poggiata a terra per tenerti in piedi, è davvero una delle cose per cui vale la pena ridere. o, comunque, sentire.

ps:

nulla – o quasi – mi fa tornare in me come camminare, veloce e solo un po’ affannata, quasi famelica, con la mia solitudine sulle quattro stagioni di vivaldi in direzione porto verde, che da qui sembra l’america, o anche la polinesia, dipende da quando e quanto mi ci perdo, in quella me da cui magari mi ero solo smarrita. nulla – o quasi – sul dosso, mi spalanca braccia e sorrisi al sole come adesso e qui, irrorata di vìolini, la faccia da matta appagata, come l’araba pernice, come chi non ha vinto ma è arrivato; ferito grave ma non morto. nulla – o quasi- che mi devo fermare al volo per scriverlo, perché tracima. e anche questo, non succedeva da un po’. poi riordino, e adesso lo dico qui.

 

 

 

 

6 risposte a “il vero peccato, è perdere uno smarrimento”

  1. È vera follia perdersi in uno smarrimento? Credo sia invece l’unico piacere puro, al quale non mi abbandono da moltissime lune…Sì, è vero, poco va buttato, c’è vita anche quando sembra ce ne sia poca…
    Ognuno di noi, a pelle, cerca nelle righe della tua scrittura e della propria vita quello che affiora raramente,senza che alcuno se ne accorga.

    1. credo, in realtà, che concordiamo ancora: la vera follia è, sì, proprio perderselo ( la possibilità di) uno smarrimento. grazie, per le altre belle parole.

  2. Ahhhh Kate … uno di questi giorni ( lontani spero) non ci saremo più e avrò il rimpianto di non essere entrata nel tuo cerchio magico , per strade differenti e altre scuse . Incontri annuali che quando saltano si passa all’anno successivo ?? No non va bene ! Ma non era questo il tema giusto ? Volevo dire che non mi perdo mai uno smarrimento, li vedo da lontano ( gli smarrimenti) e accellero anzi mi precipito prima che me lo freghi qualcuno ( lo smarrimento). Sono così naturalmente propensa allo smarrimento che a volte credo siano gli unici momenti di vita vera ( sbagliando). Anche a leggerti mi smarrisco un po’ ( me e il filo) ed è una gran bella cosa !! Grazie KATE

    1. se esiste il cerchio magico, tu sei uno degli anelli fondanti. la vita è fatta di tutte queste piccole istantanee, e tu sei in parecchie delle mie. e quante volte ci siamo viste smarrirci … e che bello che è stato, guardarci farlo!

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