chi sono

fiftysomething, anche se sembra impossibile a me per prima, e ci devo pensare, prima di dirlo: ma cinquanta mi piace, per cui lì sto ferma per un po’. madre per scelta, per dedizione, per carattere e per dienneà e soprattutto per attesa di poterlo essere legalmente, chè io sui quindici ero già pronta. non prendo nientissimo di niente per gioco, ma faccio tutto giocosamente giocando, è nella mia natura, mi viene bene ed è quel che mi somiglia. dammi una roba da fare sul serio per serio, e mi autosaboto rovinosamente anche se la so fare da Dio. incluso vivere, intendo. ho capelli variabilmente tra lunghi e lunghissimi di cui vado molto fiera (e che da anni pago per avere) assolutamente naturali: lì dietro si sta morbidi, spesso ben nascosti, si può osservare con attenzione senza farsi notare troppo, poi si sposta l’attenzione da eventuali chili superflui. portatrice sana della K del mio nome – regolarmente tatuata sulla nuca e sulla vita, insieme a F&F – devo fare riunioni di condominio di tutti gli abitanti del mio personalissimo immaginario collettivo, ogniqualvolta ci sia da prendere una decisione per il mio futuro. che non sarà più quello di un tempo, come dice Uno, ma è bello e promettente lo stesso, un bel po’, anzi moltissimo. inventrice di parole per necessità, in più lingue – mi dimentico quelle già esistenti, per cui dovrò pur rimediare! – mantengo me stessa un bersaglio mobilissimo agli occhi del destino, spostandomi parecchio velocemente. mi piace il mondo, gli piaccio anche io; mi piacciono le parole – scritte, parlate, sussurrate, intuite, guardate, ritirate, colorate, variegate, dense, succose, taglienti, di diversi metalli – e loro amano me, mi ballano dentro e intorno; mi piace la gente – ci incontriamo spesso e qualche volta ci scontriamo, è bellissimo e prezioso quando comunque non ci dimentichiamo – e alla gente, quando non mi odia, piaccio parecchio anche io; mi piace mangiare, viaggiare, leggere, reggere, andare se posso tornare, parlare e tacere – molto di entrambi, uno alla volta – piacere e far star bene; non mi piacciono gli specchi, ma mi piace riflettermi negli occhi di chi mi ama, ché li sono sempre stata bellissima, ogni volta che ho guardato. sono curiosa, di tutto, di tutti, poi misurata, controtendente proprio dalle mie tendenze; sono vorace, verace, sempre a dieta; mi piace la lealtà e sono leale come i mafiosi veri, la mia gente è la mia, e se lo è lo sa bene; mi piace l’astrologia e sono dei gemelli – questo si spiega un po’ da sè. capacità di stupirmi, da sola e anche per tutto e tutti: quasi troppa. ho detto quasi.
mi piace dire, fare, soprattutto baciare – quanto, mi piace baciare!- mi viene bene lettera, ma non ho bisogno di testamento. primo perché non morirò mai, secondo perché so che la mia progenie è, appunto, tale.
la musica. solo a pensarci mi viene da piangere, da cantare, la pelle d’oca e devo correre a scrivere, se non sto già correndo. la musica e un portachiavi con attaccate tutte le mie chiavi, ed anche un piccolo libretto di istruzioni della kate, che nemmeno io avrò mai il coraggio di leggere, figuriamoci di consegnarlo ad alcuno.
a volte indietro, come i meloni in febbraio; a volte così avanti che mi doppio da sola, come ho fatto col web, che se stavo un po’ più attenta magari ero sposata con stevejobs, honoris causa. non lo so, il latino: è questa la dura realtà, anche se mi piace molto dire semel in anno, e poi fare la pausa e la faccia furbetta come quelli che sanno quello che stanno dicendo.
sono nonna per caso, non in generale, ma solo di Uno piccolo che adoro, e di questo direi che si dirà. quando mi chiedono che lavoro faccio ho spesso un sussulto, e una versione breve e una lunghissima: quella lunghissima la devo ancora finire.
di recente Presidente di diverse cose, direi che studio da anni per diventare una Vera Signora, come avrebbe voluto la SL: avendo spesso trovato chiuso, e dovendo quindi un po’ improvvisare, una signora lo sono, sí, ma una Signora Così-Così.
Meraviglioso Dono della sintesi: scarso. c’è poco da fare, c’è poco da ridere: io non ci voglio abitare, nei luoghi comuni, sono molte chiacchiere e d’istintivo, anche da zitta.
quel poco che c’è da fare, quel poco che c’è  da ridere, usiamolo bene, chè vivere è così bello da non morirci mai.